giovedì 26 marzo 2015

L’altra faccia della Nigeria che Boko Haram vuole annientare

da: Il Foglio

Fare istruzione, aprire i musei e costruire ospedali nel paese (spezzato a metà) degli emuli del Califfato jihadista

Superato il Sudafrica l’anno scorso, la Nigeria oggi è la prima economia africana, sebbene il forte calo del prezzo del greggio stia lasciando pesanti conseguenze. Eppure la Nigeria è definita “colosso dai piedi d’argilla”, in quanto il paese è fortemente diviso tra nord e sud. “Il 72 per cento dei nigeriani del nord – ricorda la rivista Nigrizia di questo mese – vive ancora con meno di un dollaro al giorno, contro il 27 per cento dei cittadini del sud”. Una differenza economica che riflette, in parte, quella religiosa: al nord prevale la popolazione islamica, al sud quella cristiana. Inoltre al sud abbonda il petrolio, al nord no; al sud crescono scuole, ospedali, strutture educative e culturali, al nord molto meno.

La democrazia rappresentativa è rinata nel 1999, e da allora il paese è governato dal Partito democratico popolare (Pdp), oggi rappresentato dal presidente Goodluck Jonathan, il primo cristiano al vertice del paese (dopo essere stato il vice di Umaru Yar’Adua, un musulmano del nord).

Le divisioni e le differenze in Nigeria sono immense, e i terroristi islamici di Boko Haram, attivi nel nord-est del paese, trovano in esse terreno assai fertile. Dal 2009 a oggi hanno causato più di 13 mila morti e oltre un milione di sfollati, devastando ancora di più l’economia e lo stato dell’istruzione del nord est, dove sembra che non di rado trovino sponda nei politici locali, del partito avverso al Pdp, il Congresso di tutti i progressisti (Apc), guidato dal generale Muhammadu Buhari, eterno perdente con un passato di sostenitore della sharia per tutto il paese.

Il mese scorso, il 14 febbraio, avrebbero dovuto svolgersi le elezioni presidenziali, seguite da quelle del Senato e dei governatori di 28 dei 36 stati della federazione nigeriana. Ma queste elezioni sono state rimandate, tra molte polemiche, a causa dell’assenza di sicurezza in molte regioni.

Per capirne di più su quanto accade in Nigeria, il Foglio ha sentito Emanuele Di Leo, responsabile per la comunicazione e i rapporti esterni della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Upra) e cofondatore di Steadfast Onlus (www.steadfastfoundation.com). Ex ufficiale dei carabinieri, con formazione sociologica e competenza specifica nelle Scienze strategiche, Di Leo trascorre lunghi periodi dell’anno, con la moglie Venere, proprio in Nigeria. “Ho fondato Steadfast – ci dice – per far sì che la voce dei più indifesi ed emarginati possa sentirsi. Steadfast è nata per essere a servizio dei più sfortunati, per edificare un mondo migliore”.

L’associazione Steadfast nasce nel 2013, dopo un incontro con un professore nigeriano, con l’intento di costruire un campus universitario nel paese africano. Siamo già negli anni del terrore, e decidere di fare cooperazione è certamente rischioso. “Il nostro primo progetto – racconta Di Leo – fu un documentario per raccontare non solo la Nigeria del sangue, del terrore, della prostituzione e della corruzione, ma anche quella della speranza. Così abbiamo prodotto un docufilm mettendo in collaborazione Nollywood – l’Hollywood nigeriana, che si colloca al secondo posto per numero di produzioni cinematografiche al mondo – con Cinecittà. L’abbiamo intitolato ‘L’altra faccia della Nigeria’. Nei nostri viaggi, infatti, incontriamo anche tanta voglia di fare, tante persone che stanno cambiando questo paese. Ci sono dei sacerdoti, per fare un esempio, che hanno costruito università affollate e funzionanti; hanno edificato musei dove fanno depositare agli africani i feticci e gli amuleti, che spesso paralizzano la vita delle persone, per far comprendere l’importanza di liberarsi dalle credenze magiche e dalla superstizione. Questi stessi sacerdoti promuovono la creazione di luoghi di pacificazione, dove vengono risolte ogni anno migliaia di controversie che di norma portavano a omicidi e faide senza fine”.

Steadfast è molto attiva anche nell’ambito della cooperazione: il primo progetto è stato un piccolo ospedale da 20 posti letto, nello stato di Enugu: “Quando ci si muove, in Nigeria, bisogna farlo con grande cautela, consultando la politica e i capi villaggio, personalità elette democraticamente, che hanno un potere e un prestigio enorme. Da loro bisogna passare, e far comprendere che si sta perseguendo il bene del paese”.

Il presidente Jonathan, accusato di essere troppo immobilista con i terroristi, conduce parte della sua campagna elettorale postando sui social network foto con nuovi ospedali, ponti, scuole. Di Leo ci dice: “Sì, per quello che abbiamo potuto vedere noi, è vero. Jonathan crede alla necessità di una formazione culturale maggiore per il suo popolo. Boko Haram questo non lo vuole. E’ anche questione di potere, perché è più facile dominare sugli ignoranti. Noi di Steadfast vogliamo fare formazione, là e in Italia. Abbiamo chiamato a Roma un gruppo di nigeriani, li abbiamo formati, per poi far gestire loro delle officine meccaniche di nostra costruzione. Allo stesso modo stiamo progettando un polo scolastico con cinque edifici, in una zona molto povera: il sogno è aprire un’università. La formazione è di tanti tipi: la mia storia è anche legata alla prima facoltà di Bioetica al mondo, l’Upra. Anche in Nigeria vogliamo portare, insieme alle missioni mediche, l’attenzione alla sacralità della vita e della famiglia. L’anno scorso ci siamo imbattuti, tramite Facebook, in una suora italiana che vive in un’isoletta con ottomila abitanti, nella povertà più nera. Cinquemila sono bambini, per lo più orfani: dove c’è la poligamia, dove non c’è il rispetto per le persone e per la relazione uomo-donna, i bambini sono spesso le vittime, perché nascono senza che ci sia qualcuno ad accoglierli”.

Le prossime elezioni? “Dovrebbero essere a fine marzo. Tutto è incerto. C’è tanta paura, e questo non aiuta. Qualcuno pensa addirittura che sia meglio votare un musulmano, così Boko Haram si calmerà. Ma è difficile fare previsioni”.

domenica 8 marzo 2015

Il Presidente Onorario è tornato alla Casa del Padre

Il 6 marzo scorso è tornato alla Casa del Padre il nostro Presidente Onorario, Colonnello Antonino Di Leo. L'intera organizzazione lo ricorda con vivo affetto e stima.

"Su, e ancora su nel vasto, delirante, abbagliante azzurro fino a superare il vento, a lambire le grandi altezze, con grazia delicata, quelle dove giammai ne l’allodola ne l’aquila hanno volato. E mentre la mente, in silenziosa ascesa, superava l'alto, inviolato santuario dello spazio, levai in alto la mano e sentii il volto di Dio."  

Coll. Antonino Di Leo:
Nato a Roma nel 1928, ha vissuto la sua adolescenza tra i disagi e le privazioni della II° Guerra Mondiale, fino a perdere i propri genitori in guerra e per causa di guerra. Rimasto solo e raggiunta la maturità scientifica concorreva e vinceva il concorso per entrare in Accademia Aeronautica Militare. Venne a far parte del Corso Eolo II a conclusione del quale, nel 1950 venne nominato, sottotenente dell'Aeronautica Militare. Una volta raggiunto il brevetto di pilota, fu inviato ai reparti di volo e precisamente al III Stormo, seguendone i cambiamenti di specialità, da caccia terrestre a caccia ricognitore, le destinazioni da Bari a Verona e da stormo ad aerobrigata. Con il grado di Tenete, condusse l'operazione: "Cieli aperti per la Pace", in occasione della prima visita in Roma del Presidente degli Stati Uniti d'America.
Negli anni '60, con il grado di Maggiore assumeva il comando del XVIII° Gruppo Caccia Ricognitori per poi con il grado di Ten. Colonnello giungere al comando dell'Ufficio della Ricognizione dello Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare. 
Negli anni a seguire congedandosi con il grado di Colonnello dall'Aeronautica Militare Italiana, divenne pilota della Compagnia Aerea Itavia.
Negli anni '90 assunze il ruolo d'Istruttore Pilota in terra Libica sotto il Governo Gheddafi.
Negli anni a seguire, rientrato in Italia, continuò l'attività di istruttore di volo all'Aeroclub dell'URBE.
Durante la sua vita ha avuto modo più volte di avvicinare i più indifesi, in diversi contesti, questo ha fatto si di stimolare la sua sensibilità alle tematiche della difesa dei diritti umani.

venerdì 30 gennaio 2015

La vera storia di Boko Haram, dalla tentata purificazione dell’islam ai massacri quotidiani

da Tempi.it

In origine fu un movimento guidato da “colui che maledice” contro tutto ciò che è occidentale, poi divenne più sofisticato. Ma se dura ancora oggi è in gran parte colpa dei governi

Da due anni Steadfast Onlus, organizzazione umanitaria, coopera in territorio nigeriano. Primaria preoccupazione per l’intera equipe di lavoro e nello specifico per i due fondatori Emmanuele Di Leo (presidente) e Edmund Agbo (consigliere e nigeriano di nascita) è misurarsi con il problema principale della Nigeria: il terrorismo. Dopo un attento e scrupoloso lavoro di ricerca, consultandosi con persone del posto e con i chief (capi) dei villaggi, Di Leo con l’aiuto di Agbo ha provato a risalire alle origini dell’attuale piaga nigeriana.

LE ORIGINI. Fin dagli anni ’80 nello stato di Kano, si insediò un gruppo denominato Yan Tatsine. Missione del gruppo era la “purificazione” dell’islam che, a loro dire, era corrotto dall’occidente e dalla sua modernizzazione. Mohammed Marwa, fondatore del gruppo, negli anni che seguirono alla seconda Guerra Mondiale, si distinse per il suo modo cruento e irrispettoso di predicare, a tal punto da essere soprannominato “Maitatsine”, colui che maledice. Dopo aver iniziato la sua missione nei confronti degli “impuri”, partendo dagli emirati di Kano, Maitatsine è stato condannato dalle autorità britanniche all’esilio fuori dallo Stato nigeriano.

CONDANNA ALL’INFERNO. Nei successivi anni, dopo l’indipendenza della Nigeria, Maitatsine rientrò in patria e iniziò una campagna di reclutamento per la sua missione. Promuovendo come caposaldo della rivelazione il Corano, si proclama mujaddid e riformatore ispirato dell’islam. Con modalità rigorose e disumane, cominciò a condannare all’inferno chiunque usufruisse di mezzi come radio, biciclette, automobili e ancora chi venisse sorpreso a leggere libri o a possedere ingenti ricchezze.

IL NUOVO “PROFETA”. Nel 1979 la sua “leadership” delirante ebbe una svolta. Non essendo neanche più in accordo con il profeta Maometto, si proclamò Annabi, che in haussa significa “Profeta”. In quegli anni i suoi sostenitori erano in netto aumento, giovani fanatici pronti a sacrificare la vita per il loro Dio. Yan Tatsine, così denominati, erano ormai una setta fermamente decisa ad instaurare un regime totalitario islamico. Negli anni a seguire  gli scontri efferati contro le forze governative nigeriane aumentarono, portando alla decisione di emanare un decreto di allontanamento per gli Yan Tatsine dallo Stato di Kano. Tale decreto accese la rivolta furiosa dei fanatici, provocando l’intervento della presidenza della Nigeria, con conseguente invio di forze militari che portarono all’uccisione di più di 4.000 persone e dello stesso fondatore Maitatsine.

ARRIVA YUSUF. Nonostante la morte del fondatore Mohammed Marwa, l’opera di Yan Tatsine è proseguita. Tra il 1982 e il 1985 la setta ha mietuto vittime a migliaia. Messi al bando dal governo nigeriano,  si sono rifugiati in Camerun per poi riemergere alla ribalta della cronaca intorno al 1995. La loro denominazione è cambiata in Sahaba e poi sono stati riconosciuti anche con i nomi di setta Yusufuya, Jamaatul Takfur Wal Hyra Ahlus Sunna, Khawaarji, Jamaatu Alhissunnah, ecc… Assenti dal territorio nigeriano da molti anni, il loro nome ha perso di credibilità, ma sotto la guida di Mallam Muhammad Yusuf (foto a fianco) sono tornati a insediarsi nella parte nord-occidentale del paese.

BOKO HARAM. Di Leo e Agbo, cercando di comprendere le origini della matrice terroristica in Nigeria, hanno scoperto che l’allora setta Sahaba non era considerata dalla popolazione un potenziale pericolo per via della scarsa cultura del leader. L’allora Sahaba, oggi meglio conosciuto come Boko Haram, era poco accreditata per via della scarsa capacità di convincere e “illuminare” la popolazione. Infatti nel 1995 la setta aveva perso il carisma del passato e i suoi fini imprecisi, senza una meta concreta, miravano solamente a vietare tutto ciò che è occidentale.

LA MISSION. Yusuf, nonostante influenti musulmani gli proibiscano di predicare nelle grandi moschee, si dimostra però un brillante giovane e uno stretto seguace, nonché migliore studente dello Sheik Jafar Mohammed. Le attività del giovane leader e dei suoi seguaci si intensificano, l’insegnamento, il saper persuadere e gli obiettivi si affinano. Le attività di Boko Haram iniziano ad assomigliare a quelle dei Talebani in Afghanistan e Pakistan. La mission si rende evidente quando il gruppo comincia a combattere l’influenza, la cultura e l’insegnamento dell’occidente, elementi che secondo la setta rendono la religione musulmana debole. Yusuf, approfittando della mission condivisa da gruppi come al-Qaeda e Isis e affiancandosi al miscuglio di principi e fini di vari gruppi terroristici di matrice islamica, cerca d’insediare uno Stato Islamico immaginario all’interno della Nigeria. Uno Stato, secondo Yusuf, dove risiederanno solo musulmani e dove regnerà la legge divina d’ispirazione coranica.

LE COLPE DEI GOVERNI. Ad oggi, Boko Haram sta operando per questo obiettivo con efferati attentati, seminando il regime del terrore. Ogni territorio occupato da Boko Haram è affidato ad un Amir (leader) che per conto di Yusuf prima e Shekau poi controlla, gestisce, arruola e semina terrore. Questi “stati” con i loro Amir sono presenti anche in Niger e Ciad. Racconta Agbo che tutti i vizi nel sistema di Nigeria, Ciad e Niger (corruzione, prostituzione, ricorrenti scioperi delle scuole ed il conseguente indebolimento del sistema dell’educazione) hanno reso più semplice offrire un modo “diverso”, uno stile di vita promettente e “remunerativo” per i giovani abbandonati alla miseria e confusi. L’iniquità e la povertà hanno giovato al reclutamento libero alla causa terroristica.
La situazione politica in Nigeria, afferma Di Leo, ha consentito la sopravvivenza di Boko Haram. Essa si presentava sempre come un’egemonia a favore dei musulmani, che hanno detenuto il potere per più del settanta per cento della vita politica della Nigeria post-indipendente. L’attuale lotta incessante dei capi musulmani del nord contro la presidenza guidata da un esponente cristiano del sud della Nigeria, sta creando terreno fertile ai terroristi, che approfittando delle lotte politiche, espandono i loro domini.

CONNIVENZE E MASSACRI. Agbo conferma che persone di ceto alto, figli di famiglie benestanti e membri del governo appoggiano indirettamente Boko Haram ed è per questo molto difficile scoprire i volti dei suoi aderenti. La lista dei danni causati da Boko Haram alla vita e all’intera Nigeria è lunga. Dagli anni ̕80, la violenza di matrice islamica e religiosa non ha lasciato nessun respiro, culminando dal 2009 nel massacro senza tregua di migliaia di persone: adulti, bambini, civili e militari.

NIGERIA VUOLE RIEMERGERE. I sequestri di persona sono ormai all’ordine del giorno in Nigeria. Più di 5.000 persone sono state già rapite, le ragazze di Chibok incluse. Recentemente, più di cinquemila persone sono state uccise, sempre nel nord della Nigeria. Gli aiuti umanitari non bastano. Portare medicinali, cibo, cura, sostentamento è un’impresa ardua. Concludendo, il presidente di Steadfast Onlus, Di Leo, ci lascia con una lieve nota di speranza: «Nonostante tali eventi sanguinosi, le tante difficoltà legate alla povertà e le malattie come ebola, la Nigeria e i nigeriani rimangono un popolo che vuole riemergere. Ora sta a noi, occidente ed oriente, dar loro la possibilità di svegliarsi da un incubo che sembra senza fine».

mercoledì 28 gennaio 2015

Riflessioni storiche per un dialogo con l'Islam


“Possiamo pretendere di dialogare senza studiare?”

Un giorno qualsiasi in una società diversa si svolge con modalità lontane dalle nostre abitudini. Il nostro pensiero e il nostro agire quotidiano è scandito da distinzioni, da ambienti separati, da paratie stagne tra le attività professionali e quelle domestiche; tra attività pubbliche e private, personali; persino nell’intimo del nostro essere distinguiamo tra spirito e corpo, con buona pace degli appassionati di filosofie ed etiche di varia origine. Immaginiamo, invece, una realtà in cui non vi sia alcuna soluzione di continuità tra i piani dell’esistenza che, appunto indivisi, non siano plurali, ma uno solo. Ciò che pubblicamente avviene come rito sociale, avviene privatamente come attività di famiglia, il mestiere si svolge al ritmo e con i tempi dettati da una legge che regola, allo stesso modo e allo stesso tempo, la sfera spirituale.

Qualcuno a questo punto potrebbe pensare che io stia cercando di parlare dell’Islam con una perifrasi retorica, ma in realtà sto descrivendo la nostra stessa società occidentale, solo di qualche secolo fa. Sì, perché i magistrati romani erano deputati a scandire anche il tempo sacro e nella domus privata il pater ne era l’interprete indiscusso. Cercare di sovvertire la tradizione e l’ordine costituito era materia di diritto penale pubblico. Ecco perché, anche dopo la trasformazione del mondo mediterraneo antico nel mondo europeo medievale, un’accusa di eresia equivaleva a un’accusa di ribellione all’ordine politico. I nostri antenati medievali si interrogarono per primi sulla separazione delle sfere dell’esistenza, per capire ad esempio se fosse lecito e opportuno separare il potere spirituale da quello temporale. Non solo. Devo accennare alla condizione femminile nel nostro mondo antico? Lasciate che citi soltanto la trilogia tragica dell’Orestea di Eschilo – in particolare la terza opera, le Eumenidi – laddove l’autore fa pronunziare ad Apollo un discorso in difesa di Oreste, che ha ucciso la madre per vendicare la morte del padre ed è perciò accusato di matricidio: “colei che viene chiamata madre non è genitrice del figlio, bensì soltanto nutrice del germe appena in lei seminato. È il fecondatore che genera;…” (IV episodio, vv. 658- 660).

I fatti storici li conosciamo tutti, tutti sappiamo che l’anno 622 del nostro calendario rappresenta l’inizio del calendario islamico, basta prendere in mano un buon libro di storia, anzi, consultiamo un’enciclopedia, ma non internet. Purtroppo internet non offre le garanzie che il nome di una casa editrice nota offre anche solo per tornaconto aziendale.

Basta quell’anno per intendersi su molte cose, a partire dal fatto che proprio in quel periodo stava avvenendo quella trasformazione a cui ho accennato sopra. L’Islam venne frainteso per una delle tante eresie in circolazione e come tale considerato per secoli. Sovrapponendosi al medio oriente e al nord africa ancora in larga parte intrisi di quella eclettica civiltà tardo antica che faceva capo alla capitale romana orientale, Costantinopoli, di essa e delle sue valenze culturali si fece interprete e continuatore e, attraverso essa, della civiltà mediterranea antica.

Proviamo di nuovo a spostare il punto di vista, prima lo abbiamo fatto nel tempo e (per quanto mi riguarda) nel genere, ora facciamolo per un aspetto della nostra vita contemporanea e chiediamoci come sembri l’universo cristiano a chi non è cristiano. Noi stessi sappiamo distinguere forse i cattolici dagli ortodossi, ma siamo in grado di distinguere le diverse famiglie che chiamiamo “protestanti”? Figuriamoci chi guardi dall’esterno. Allo stesso modo, l’Islam si divide, oltre alla macroscopica distinzione tra sunniti e sciiti, in altre variegate famiglie. L’Islam è una delle tre grandi religioni monoteiste, secondo le definizioni tecniche. Basterebbe però osservare la devozione e il culto verso certi santi nei nostri paesi e questa definizione, almeno per quanto riguarda il cattolicesimo, apparirà subito semplicistica. Il dogma della Trinità poi non è di facile comprensione per il cattolico tiepido, figuriamoci (ancora) da un punto di vista esterno.

L’Islam ha un libro sacro, il Corano. Il Corano parla di una fede rivelata dall’Arcangelo Gabriele al profeta Maometto. Anche sul Corano si dicono tante cose e il problema non è se nel Corano si parli di violenza e di guerra, perché se ne parla in tutti i testi sacri di tutte le religioni; il problema semmai è un altro: l’interpretazione allegorica non è prevista, come non è prevista traduzione, che implica un’interpretazione.

Mi spiego: quando il cristianesimo si diffuse nell’occidente mediterraneo, all’epoca di lingua latina, si cominciò a parlare di traduzione dei testi sacri e la posizione ufficiale, almeno inizialmente, fu quella di non cambiare nulla, tanto che i primi tentativi di traduzione della Bibbia in latino seguivano pedissequamente l’originale a tal punto da risultare assolutamente incomprensibili. L’idea di san Girolamo e della sua Vulgata fu appunto quella di rendere il testo per il senso, non parola per parola. Le condizioni sociali costringevano gli evangelizzatori ad una predicazione orale che comportava interpretazioni ed esemplificazioni, nacquero discussioni teologiche, i Padri della Chiesa si interrogarono e si condannarono a vicenda per secoli, infine la Scolastica costrinse la fede a dialogare con la ragione con gli strumenti della filosofia, generando il pensiero “occidentale”.

In condizioni diverse da queste, ma simili ancora, come ho detto, a quelle di un mondo in fondo non tanto lontano come quello imperiale romano, come possiamo pretendere di dialogare senza studiare? 
A chi starà pensando che il dialogo sia impossibile in un momento di conflitto come questo che stiamo vivendo, rispondo che la storia ci insegna che proprio in quello che potrebbe essere considerato il periodo peggiore dei rapporti tra cristiani e musulmani, il cosiddetto “medio evo”, abbiamo non uno, ma diversi esempi di convivenza reale: nella prima metà del secolo XII in Sicilia, il re normanno Ruggero II promulgava i propri atti in tre lingue (latino, greco, arabo) e quattro religioni erano praticate (cristianesimo cattolico e ortodosso, islam, ebraismo); a Salerno già esisteva una vera e propria facoltà di medicina (che all’epoca chiamavano “scuola”), dove medici delle più diverse lingue, religioni e provenienze insegnavano insieme; già dal secolo XI, dalla commistione culturale nella Penisola Iberica sotto dominio musulmano, si era formata una letteratura mozarabica (visigoti cristiani “in mezzo” agli arabi musulmani), che si esprimeva in una particolarissima forma poetica (muwashshaha), che mescolava forme e contenuti di provenienza araba, ebraica e neolatina (lingue neolatine sono l’italiano, lo spagnolo, il rumeno…); nella seconda metà del XIII secolo, ancora nella Penisola Iberica, il re Alfonso X il “Saggio” (appunto) fece incontrare i sapienti delle tre religioni per dar vita ad una stagione culturale fondamentale per le conoscenze scientifiche e umanistiche di tutto l’Occidente.

Il prodotto di quelle esperienze di convivenza e di dialogo interculturale è diventato perciò parte integrante del nostro retaggio, di quelle famose “radici” e dei “valori” che alcuni vedono oggi minacciati, ma non quando portano i figli al fast food per festeggiare halloween.

Per concludere, non lasciamoci trasportare dall’ignoranza e dalle strumentalizzazioni e, soprattutto, non lasciamo che queste ci portino a cercare un capro espiatorio. Ogni volta che una cosa del genere si è verificata nella storia, sono state perpetrate le peggiori nefandezze di cui l’essere umano si sia macchiato.

di: Marco Martorana, membro del direttivo Steadfast Onlus


venerdì 9 gennaio 2015

#ImBaga

La nostra amata Nigeria continua a soffrire. Il nord-est è nuovamente teatro di attacchi terroristici. Dallo scorso week end a ieri, Boko Haram ha bruciato 16 villaggi e attaccato la cittadina di Baga. Da fonti militari, più di 2000 morti giacciono per le strade e nei sottoboschi... Edmund Agbo, uno dei Soci Fondatori di Steadfast e membro del Direttivo, da Enugu ci comunica che nel centro-sud la situazione è buona ma la popolazione, prevalentemente di religione cristiana, è preoccupata e allo stesso tempo infuriata. A febbraio la Nigeria vedrà le elezioni Presidenziali e quindi si presume che gli attacchi terroristici possano intensificarsi. Baqa, con una popolazione di 10.000 persone, ad oggi non esiste più, chi si è salvato dall'attacco terroristico è scappato abbandonando la cittadella in fiamme... 
Nel rispetto delle vittime, noi ci sentiamo #ImBaga e voi?!


mercoledì 7 gennaio 2015

Steadfast per una Generazione Solidale

di: Mario La Penna, responsabile Steadfast sezione Terni

Ultimamente sta emergendo un dilagante atteggiamento xenofobo, che con l’aumentare della crisi economica, fa emergere nel nostro Paese un’urgenza di rieducazione alla solidarietà. Tale tema ultimamente è strumentalizzato da alcune fazioni politiche per fini non solidali. In questo periodo il tema “solidarietà”, risalta alle cronache per il disagio che abitanti di quartieri periferici di diverse città italiane stanno subendo. Scopo dei media è di dar voce al loro disagio con proteste che non appartengono se non a quelle ideologie, che la storia ci insegna a respingere con la cultura dell'accoglienza. La Steadfast, sezione di Terni, percepisce l’urgenza di formare alla cultura dell’inclusione, dell’ospitalità, far crescere uomini e donne pronti ad accogliere e non sfruttare il disagio e la sofferenza di chi arriva nella nostra Nazione. 

Le cronache descrivono come gli immigrati sono impiegati in vari settori, dall’agricoltura, alle fabbriche, alle cooperative. Impiegati, non nel rispetto ma nello sfruttamento. Queste persone giungono da noi per essere accolte e non intimorite nel loro essere “diversi”, perché provengono da Paesi disagiati, spesso in guerra o perché hanno un colore della pelle differente dal nostro o un altro credo. La “diversità” può essere una ricchezza ma oggi troppo spesso, è intesa come una paura. E’ vero anche che alcuni degli immigrati delinquono ma è anche altrettanto vero che grazie alla maggior parte di loro e al loro lavoro, il nostro Paese ha una possibilità in più per crescere.

Nello scenario appena descritto la Steadfast Onlus, presso la città di Terni, sta studiando un progetto dal titolo “Generazione Solidale”, che vuole promuovere attraverso corsi formativi, con persone esperte nel settore, la conoscenza dei diritti e dei doveri degli immigrati, della loro integrazione, della loro riabilitazione, per rendere il soggiorno in Italia più confortevole da ambedue le parti. Vogliamo far conoscere la nostra e la loro cultura, le nostre e le loro tradizioni, per promuovere il giusto dialogo multiculturale, che fa crescere le persone, le città, le nazioni.

Attraverso questo progetto, vogliamo coinvolgere uomini e donne, giovani e adulti, per sviluppare il giusto senso di aiuto all’immigrato. Per il suo inserimento, per la sua integrazione, con la consapevolezza che si trova in un Paese straniero, spaesato, con un idioma differente, spesso solo, senza familiari.

Al termine  di questa prima fase progettuale formativa, la nostra aspirazione è l’apertura nella città di Terni, di uno sportello per stranieri che divenga un punto di riferimento per molti di loro. 

per informazioni: m.lapenna@steadfastfoundation.org 

sabato 3 gennaio 2015

2 anni di Steadfast!





Carissimi, il 16 gennaio 2015, la nostra Steadfast compierà due anni di attività! 
Tanti progetti sono partiti in questo tempo, #NigeriAid, #ItaliAid, #SoniAid nuove sezioni sono nate. Ora siamo presenti nella città di Latina, Roma, Enugu Nike (Nigeria), Aprilia, Castelli Romani, Terni...

Vogliamo festeggiare l'anniversario della nostra fondazione in nome della #Solidarietà!

Vi aspettiamo per una Cena Solidale alle ore 20:30 presso la "Tenuta due Pini" Si può raggiungere tramite uno dei seguenti indirizzi: Via dei Rutuli 18 o in Via Campoleone Tenuta 28 - Aprilia 04011

33€ adulti, 15€ bambini

Necessaria prenotazione: 
Jessica Pietrantuono
+39 3896258226
sviluppo@steadfastfoundation.org


lunedì 22 dicembre 2014

NigeriAid: "Il sogno di Bethrand"

La cultura è uno degli elementi fondamentali per far si che le nuove generazioni possano costruire un posto migliore dove vivere. Bethrand è uno dei tre ragazzi che da una settimana è arrivato in Italia per seguire gli studi in campo bioetico e imparare la lingua italiana. E' laureato in ingegneria chimica. Per lui la bioetica è un'opportunità per aiutare il suo Paese, trovare il giusto orientamento su tematiche così importanti, quali quelle legate alla tutela della vita umana. 

"La Nigeria è uno dei Paesi africani teatro di sperimentazioni farmacologiche e mediche sull'essere umano. Far parte del progetto NigeriAid di Steadfast, mi darà la possibilità di formarmi in Italia e a mia volta, terminati gli studi, tornare in Nigeria per formare altri ingegneri chimici come me, per poter così provare a contrastare nel mio Paese la dilagante cultura della morte... Grazie alla borsa di studio che mi permetterà di vivere e studiare a Roma per due anni, potrò fare molto."



mercoledì 17 dicembre 2014

SoniAid: una mano tesa ai malati

Il nuovo progetto di Steadfast Onlus nasce con l'intento di offrire assistenza medica e psicologica nelle infermità e nelle vulnerabilità più gravi

Roma, 16 Dicembre 2014 (Zenit.org) Redazione 

Steadfast Onlus ha recentemente attivato il Progetto ‪SoniAid, che nasce con l’intento di offrire assistenza al più vulnerabile, che in situazione di malattia, spesso in uno stato finale della vita, ricerca non solo una cura o un palliativo fisico, ma anche un sostegno psicologico, morale e spirituale.

Il progetto nasce in memoria della madre del presidente di Steadfast, Emmanuele Di Leo, scomparsa due mesi fa. “In questo periodo trascorso accudendo mia Mamma, durante la sua malattia, ho riflettuto molto sull'importanza dell'assistenza al malato, al più vulnerabile. Assistenza che, se fatta con affetto, può risultare di grande aiuto e supporto all'assistito”, racconta Di Leo.

“Saper ascoltare – prosegue il presidente di Steadfast - saper donare se stessi, saper condividere gioie e dolori, può risultare un ottimo modo per vivere con serenità la fase finale della vita. Una carezza, uno sguardo, un sorriso spesso risultano essere la miglior medicina palliativa... L'essere interfaccia tra il malato e la struttura sanitaria può aiutare molto per l'attuazione del corretto piano terapeutico...”.

sabato 6 dicembre 2014

ItaliAid: "La cultura dell’integrazione per una realizzazione dei bisogni esistenziali profondi delle persone."

I SOGNI non sono certo facili da realizzare… 
…per alcuni possono essere un miraggio, per altri possono essere una meta. 
 E in ogni caso non si può vivere senza. 
Ma chi non si prefigge di realizzare un sogno è certo che non vivrà mai e non avrà niente da trasmettere ai propri figli.
Chi se lo prefigge, invece, è certo che cammina verso di esso. Quanti partono infatti, e abbandonano ogni cosa per un sogno?
Ed è meglio camminare anziché restare immobili.

di: Marco Martorana, membro del Direttivo Steadfast Onlus

Steve McCurry, l'istante rubato
Il ruggito del leone, il fragore dei marosi, lo stormire delle fronde, l’apparentemente silenzioso lento sgretolarsi del granito sagomato dal vento e dal sale. Ogni cosa parla. Il gesto di una mano, un sopracciglio alzato, un sorriso, una smorfia di dolore, un colore di capelli sgargiante o un vestito alla moda. Immagini, suoni, colori, ogni cosa parla e racconta un significato, una storia, una cultura, la mia, la tua, la nostra vita. La Bibbia dice che prima della famigerata torre di Babele gli esseri umani parlassero la stessa lingua. Oggi (forse) non parliamo più la stessa lingua neanche fra parenti, ma siamo sempre quegli stessi esseri umani.

sabato 29 novembre 2014

ItaliAid: "Volontariato e Scuola", sensibilizzare alla cultura dell'aiuto

Il 4 dicembre nel contesto di ItaliAid inizierà il  progetto: “Volontariato e Scuola”. Saremo impegnati nella formazione di 120 ragazzi dei Castelli Romani per avviarli al volontariato verso tre settori: infanzia, disabilità e terza età.

Il progetto è stato presentato dal Prof. Nicola Parisi, membro del Direttivo Steadfast, al Liceo Classico Ugo Foscolo di Albano. Approvato all’unanimità dal Consiglio Docenti, vedrà il suo start-up il 4 dicembre prossimo.

“Volontariato e Scuola”, dopo la sua approvazione è stato inserito nel Piano della Offerta Formativa scolastica e sarà un percorso suddiviso in due momenti, uno formativo e uno applicativo. Il progetto nasce con l’intento di sensibilizzare e incentivare la "cultura dell’aiuto” verso le nuove generazioni. Il momento formativo, coordinato dal Socio Fondatore Venere Fiorenza con l’ausilio di altri membri Steadfast, vorrà dare le basi e le metodologie dell’approccio al bambino, al disabile, all’anziano, per far sì che gli studenti possano avviarsi al momento applicativo. Questo secondo step, coordinato dal Prof. Nicola Parisi, vedrà i ragazzi impegnati in attività di assistenza presso dei centri per l’infanzia, per la disabilità e per la terza età. 

“Non possiamo sempre fare grandi cose nella vita, ma possiamo fare piccole cose con grande amore” (Madre Teresa)

venerdì 28 novembre 2014

Open Day SoniAid. Diventa Volontario Steadfast!

12 dicembre ore 18.00 

presso il San Michele Hospital di Aprilia,

sito in Via del Monticello n . 6 (Via del Pianoro) – Aprilia

si svolgerà l' OPEN DAY per il Progetto #SoniAid.

Aspettiamo anche te! 

“Una carezza, uno sguardo, un sorriso spesso risultano essere la miglior medicina palliativa...”


Per informazioni ed adesioni: info@steadfastfoundation.org





mercoledì 26 novembre 2014

NigeriAid: "Beneficenza con le Stellette per Igbedor"

"Igbedor con le Stellette". Così hanno voluto intitolare l'operazione all'interno del progetto NigeriAid,  i discreti donatori di Steadfast.

Nei mesi passati dei benefattori "con le stellette", che non possiamo rivelarne i nomi, hanno raccolto dei fondi per poi acquistare dell'acido folico per i bambini e le mamme di Igbedor.

Siamo profondamente grati a queste persone che con tanto amore e dedizione si sono proposti nell'aiutare chi, come le mamme ed i piccoli abitanti di Igbedor, vive in situazioni di estremo disagio.

L'acido folico, noto come vitamina B9, è un elemento di fondamentale importanza per la vita umana, sin dai primi giorni di sviluppo embrionale. Una carenza di folati si ripercuote sullo stato di salute della persona, con sensazione di stanchezza ed affaticamento cronico, aumento del rischio cardiovascolare e soprattutto anemia megaloblastica, caratterizzata dalla presenza in circolo di precursori eritrocitari immaturi, dalle elevate dimensioni e dalle ridotte capacità di trasporto di ossigeno.

L'anemia rappresenta una delle complicanze più comuni dell'infezione da plasmodi. La malaria è infatti responsabile dell'abbassamento dell'ematocrito oltre il 33%. In uno studio datato 2010 (A comparison of iron and folate with folate alone in hematologic recovery of children treated for acute malaria, Gara SN, Madaki AJ, Thacher TD) si è dimostrato come la sinergia tra folati (5mg/die) e ferro (2mg/kg/die) possa migliorare sensibilmente il quadro anemico, rispetto alle monoterapie.

Ad Igbedor, la folina non sarà la soluzione di tutti i problemi sanitari, ma sicuramente può essere un valido aiuto per prevenire e alleviare patologie derivanti da infezioni da plasmodi. 

Lo scorso 22 novembre in occasione di una visita a Roma, di Suor Enza Guccione, missionaria nella terra di Igbedor, i nostri benefattori hanno consegnato l'acido folico.

Donatori con le stellette, persone comuni che con grande cuore, che con piccoli gesti danno un aiuto concreto. 

venerdì 7 novembre 2014

Presidenza onoraria: "Dare aiuto a chi ne ha bisogno coinvolgendo persone, enti e istituzioni che hanno la stessa volontà"

Il 1° novembre 2014, la Steadfast conferisce il titolo di Presidente Onorario al Colonnello Antonino Di Leo.
"Grazie è stato un grande piacere venire a far parte di questa schiera di soci che hanno per motto il proposito di puntare ad aiutare il prossimo. Si! Perché Steadfast è proprio questo, dare aiuto a chi ne ha bisogno, coinvolgendo persone, enti e istituzioni che hanno la stessa volontà. Che onore che impegno tale presidenza onoraria. Grazie, cercherò di offrire tutte le mie forze ed esperienze. Già in passato per un cospicuo periodo sono stato in territorio africano. La Libia mi ha fatto da casa per anni. Ho conosciuto il tessuto societario nord-africano, ne ho fatto parte, con loro ho mangiato, vissuto, gioito e sofferto. Erano gli anni ’80 quando per la prima volta, in forma stabile, mi sono recato nell’Antico Continente. Tutto era nuovo per me, costumi, stile di vita, cibo… Tutto affascinante e coinvolgente.

Ora tornare ad operare in Africa , per l’Africa e per altri territori disagiati, mi restituisce una nuova gioventù, una nuova forza e voglia di fare… Eh si, non sono più un giovanotto, posso solo ricordare e mettere a disposizione la mia umile esperienza di ottantaseienne, per far si che i più indifesi e vulnerabili, abbiano una opportunità ed un aiuto.

I programmi d'azione di Steadfast sono belli e corposi e si estendono in tutte le direzioni come NigeriAid, ItaliAid, ShareAid e sfruttano tutte le esperienze di aiuto vissuto come l’ultimo progetto nascente, quello di SoniAid, che vede me e il Presidente di Steadfast, mio figlio, coinvolti totalmente per l’esperienza da poco avuta… 
Spaziano dall’Africa all’aiuto in Italia, dal sostegno al più indigente all’aiuto assistenziale verso il più vulnerabile, il malato; uniscono persone di varie etnie, vissuti, ambiti culturali… Sì, il mio spirito è propio Steadfast! 

Dovremmo lavorare molto e con molta dedizione per realizzare i progetti testè affidati all’attuale schiera di soci. I progetti sono ottimi e ben mirati secondo schemi più che razionali. Ora mettiamoci a lavoro!"

giovedì 6 novembre 2014

SoniAid: in mermoria di Mamma Sonia le prime donazioni per il progetto


La famiglia Di Leo e Steadfast, ringraziano per la donazione devoluta in memoria di Mamma Sonia per il progetto SoniAid. Si ringrazia: Marina, Salvatore, Roberto, Carlo, Gennaro, Eleonora, Isabella, Gianni, Leonardo, Maria Chiara, Mario, Cinzia, Paolo, Margherita, Giovanni e Augusto.

"Sentirvi così vicini in questo momento difficile ci rasserena. Sentire la vostra amicizia che si concretizza in un abbraccio, uno sguardo, una parola di conforto, mi aiuta molto.", ha affermato Presidente di Steadfast, Emmanuele Di Leo - seguendo - "Sapere che gli insegnamenti di mia madre, specialmente nel suo ultimo periodo di vita, possano essere portati a servizio di chi, come lei, oggi sta soffrendo e vivendo in una condizione di vulnerabilità, mi rende sempre più determinato nel continuare in questa direzione. Vedere che molti credono e si rendono conto che il progetto SoniAid, può essere un valido programma di aiuto, ci da la forza per iniziare con caparbietà, amore e spirito di servizio."

Da Gennaio il progetto si renderà operativo e lo staff Steadfast sarà a disposizione della struttura sanitaria San Michele Hospital di Aprilia. L'intento è di far si che SoniAid da progetto cittadino, diventi, nel tempo, un progetto su scala nazionale. Assistenza sanitaria,  assistenza di aiuto e sostegno alle famiglie, assistenza spirituale e morale. Tutto questo sarà concreto anche grazie al vostro aiuto, all'aiuto di volontari e formatori. 

Per informazioni, adesioni di volontari e sostegno al progetto: info@steadfastfoundation.org